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Chi è lo psicologo? E lo psicoterapeuta?

Written by Colombo Elena Aprile 20, 2020 0 comment

Chi è lo Psicologo e di cosa si occupa?

Sembra una domanda apparentemente facile. Se chiedessimo ad un bambino cosa fa un medico, la risposta sarebbe curare i suoi pazienti, ma chiedete ad un bambino o ad un adulto la stessa cosa riguardo ad uno psicologo… vi assicuro che probabilmente assisterete ad una grande scena muta.

Il motivo?

Beh, la nostra è una professione relativamente giovane; la psicologia nasce nel 1879 e la professione di psicologi in Italia viene riconosciuta da un punto di vista giuridico solo con la legge del 18 febbraio 1989, n°56 (Legge Ossicini).

L’art. 1 della Legge 56/89 la definisce:

“La professione di psicologo comprende l’uso degli strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.”

Ma chi può essere definito psicologo?

Per diventare psicologo è necessario conseguire la Laurea magistrale in Psicologia; svolgere un anno di tirocinio; conseguire l’abilitazione all’esercizio della professione mediante Esame di Stato e, infine, iscriversi all’Albo professionale. Lo psicologo è, quindi, un professionista sanitario, che si occupa in linea generale di promuovere il benessere psicologico degli individui, un concetto molto complesso e ricco di sfaccettature, che a volte genera confusione non solo tra gli outsider, ma anche tra gli stessi professionisti.

Perché?

Beh, la psiche è già di per sé un argomento delicato e difficile da definire, figuriamoci quanto possa essere ampio il ventaglio delle attività ad essa collegabili.

Ho cercato sul web, concentrandomi soprattutto sui siti degli Albi Regionali e ho trovato una brevissima spiegazione delle attività dello psicologo:

l’obiettivo è quello di favorire il cambiamento, potenziare le risorse e accompagnare gli individui, le coppie, le famiglie, le organizzazioni (es. scuola, azienda, ecc.) in particolari momenti critici o di difficoltà”.

Ecco una delle prime difficoltà che insorgono nell’identificare dei veri e propri confini: “momenti critici o di difficoltà”; ossia? Cosa si intende?

In teoria, ci si riferisce ad un momento specifico e relativamente breve della vita del cliente/paziente e, di conseguenza, anche alla brevità del rapporto professionale che dovrebbe intercorrere tra quest’ultimo e lo psicologo, ma continuando la mia ricerca su molti siti web più o meno ufficiali, sia dei vari Ordini Regionali sia di moltissimi professionisti, non sono riuscita a darmi una vera e propria risposta. La maggior parte dei liberi professionisti si riferisce di solito alla psicoterapia e non al supporto psicologico, ma chi cerca di indicare la differenza tra i due percorsi non si rifà ad una distinzione univoca, anche se, intervistando alcuni psicoterapeuti, mi hanno indicato che, secondo loro, la differenza di base è sulle “problematiche” su cui le due figure lavorano, oltre alla lunghezza dei due percorsi.

Da ciò che è emerso dalla mia ricerca, le attività dello psicologo sono quelle definite dalle LEGGE ITALIANA, a cui sottostà il Codice Deontologico, ossia:

“Le attività dello Psicologo sono quelle di favorire il cambiamento, potenziare le risorse individuali o collettive, accompagnare le persone, le coppie, le famiglie e le organizzazioni nelle diverse fasi di sviluppo e di benessere”.

E lo PSICOTERAPEUTA?

La Legge 56/89 regola l’esercizio dell’attività psicoterapeutica, con l’art. 3:

“L’esercizio dell’attività psicoterapeutica è subordinato ad una specifica formazione professionale, da acquisirsi, dopo il conseguimento della laurea in psicologia o in medicina e chirurgia, mediante corsi di specializzazione almeno quadriennali che prevedano adeguata formazione e addestramento in psicoterapia, attivati ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 10 marzo 1982, n. 162, presso scuole di specializzazione universitaria o presso istituti a tal fine riconosciuti con le procedure di cui all’articolo 3 del citato decreto del Presidente della Repubblica. Agli psicoterapeuti non medici è vietato ogni intervento di competenza esclusiva della professione medica.”

In psicoterapia si offre al paziente/cliente un percorso di cura per affrontare le diverse forme di sofferenza psicologica, da quelle più lievi a quelle più gravi. A volte in percorso può durare anche diversi anni.

Arrivata a ciò, però non ero ancora soddisfatta dei risultati ottenuti, così ho proseguito.

Anche dopo aver letto ed approfondito alcuni dei casi giunti alla Commissione Tutela della Professione, che ha il compito di esaminare tutte le segnalazioni pervenute da parte di iscritti, altri professionisti o cittadini, relative a presunti abusi del titolo o dell’esercizio della professione, e poi arrivati nelle aule di tribunale, ho notato una linea di demarcazione chiara tra chi è o non è psicologo, come ad esempio i counselor, e su quali possano essere le attività da svolgere in un caso o nell’altro, e, al contrario, ho riscontrato una certa ambiguità nell’utilizzo delle parole psicologo e psicoterapeuta…

Per questo ho perseguito con le indagini, approfondendo anche il concetto di “Malpractice” (=cattiva pratica) in ambito psicologico, senza eclatanti risultati.

Dopo diversi articoli a riguardo (per lo più americani), posso affermare di essermi trovata, in linea di massima, d’accordo con G.L. Klerman, psichiatra, il quale, in un suo articolo, affermò che un trattamento psicoterapeutico dovesse basarsi su: sicurezza – efficacia – appropriatezza, ma, oltre a ciò, continuo a percepire una vera difficoltà a cogliere le molteplici sfumature che potrebbero aiutarci a stabilire più chiari confini.

La mia ricerca web non ha dissolto tutti i dubbi iniziali, ma mi ha permesso di riscontrare la presenza “virtuale e non” di molti professionisti che puntano su QUALITÀ, PROFESSIONALITÀ, COMPETENZE E FORMAZIONE CONTINUA, contribuendo a dare valore e rilievo alla nostra professione, che dovrebbe ricoprire un ruolo cardine nel promuovere il benessere dell’individuo e, di conseguenza, quello della società in cui viviamo.

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